DONNA SIMBOLO IN UN OCCIDENTE DIVISO

Durante una conferenza stampa molto diversa da quelle autoritarie e paludate a cui siamo abituati, Jacinda Ardern, premier della Nuova Zelanda, ha regalato un largo sorriso e ha ammesso «Sì, ho fatto un balletto di felicità» (quando ha appreso che la Nuova Zelanda era ormai stabilmente a zero casi attivi di Coronavirus). «Ho mostrato i dati a Neve (la sua bimba), che non poteva capire cosa stesse accadendo, e ci siamo messe a ballare insieme». Jacinda Ardern, trentanove anni, utilizza una parola particolare per esporre il suo stile politico: kindness, “gentilezza”. «É il modo in cui vorrei esser descritta» dice. E non solo perché è una dei/lle leader più giovani al mondo, o perché è donna, abbinamento già di per sé incredibile, ma per i successi del suo modo di governare. Ha sfilato con i gay abbandonando la chiesa mormone da cui proveniva, ha vietato la vendita di armi dopo la strage terrorista di Christchurch, ha partorito mentre era in carica (prima leader dopo Benazir Bhutto).

«La vera abilità di una leadership – ha affermato in un discorso parlamentare che la identifica perfettamente – è l’abilità di confrontarsi con le ansie del popolo del proprio tempo. Questa è la misura di un/a leader».