«EBRU TIMTIK È IMMORTALE»

Così gridava la folla radunatasi davanti al Consiglio di medicina legale di Istanbul per assistere all’uscita della bara dell’avvocata che ha pagato con la vita la sua richiesta di un processo equo. Il sit-in è stato duramente represso dalla polizia in assetto antisommossa che ha sparato gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro i presenti. È il quarto decesso per digiuno di persone sotto accusa nel processo per appartenenza al DHKP-C, un gruppo che ha commesso diversi attacchi ed è definito «terrorista» da Ankara e dai suoi alleati occidentali. Ebru, 42 anni, condannata a 13 anni di reclusione, si dichiarava innocente e per dimostrarlo aveva iniziato uno “sciopero della fame alla morte”, come Helin Bölek e Ibrahim Gökçek, i due musicisti della band Grup Yorum, morti la scorsa primavera. Da 238 giorni Timtik consumava solo acqua zuccherata, tisane e vitamine, al momento del decesso, pesava 30 kg. Varie richieste di scarcerazione, corredate da un referto medico, sono state respinte. Non mangiava perché voleva un processo equo, una protesta cui si era unito anche il collega Aytac Unsal, in questi giorni liberato, grazie alle pressioni internazionali. Entrambi facevano parte della “Associazione contemporanea degli avvocati”, un gruppo specializzato nella difesa di casi politicamente delicati, che ha duramente reagito alla morte dell’avvocata come altre associazioni in molte parti del mondo, hanno voluto manifestare la loro solidarietà alla famiglia di Timtik e altresì a tutti i colleghi turchi costretti a lavorare in condizioni proibitive. L’Unione Europea molto debolmente ha raccomandato alle autorità turche di affrontare in modo credibile il problema dei diritti umani e le serie carenze osservate nel sistema giudiziario.